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Cinema italiano

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini
L’italia non sapeva esattamente cosa fare con Pier Paolo Pasolini, artista ingovernabile, un poeta di genio e un brillante regista. Infatti senza saperlo: il suo omicidio non è mai stato cancellato, e qualsiasi approccio alla sua figura rappresenta in Italia la ri-apertura di cicatrici non si chiude più doloroso della storia recente. Il regista ha aperto il suo inclassificabile filmografia con Accattone (1961), approccio nella carne il marginali della periferia di Roma, dimenticata, e si è chiuso con un film doloroso, nel senso letterale del termine: la brutale (anche se “brutale” è un termine troppo morbido) Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), un lavoro grazie ancora, dieci anni dopo, il ricordo indelebile di quattordici persone che è andato in esecuzione despavoridas di sala durante la proiezione del film presso la mia università. A Salò di Pasolini è stato lanciato per descrivere quanto egli aborriva il fascismo con la stessa convinzione e l’odio che Bertolucci in novecento, ma con molto più tino: il film è oscura, sconvolgente, travolgente, fino alla nausea e terribilmente audace nella sua descrizione della profondità del male umano. Un pugno al pubblico, è anche una tortura. Un diamante nero fondamentale.

Nanni Moretti

Nanni Moretti
Nanni Moretti, regista deve, ha capito molto bene che tutte le reazioni italiane, con l’assassinio di Pasolini, avvenuta nel 1975, quando aveva da poco terminato le riprese di Salò, passando tra il silenzio e la vergogna. Ha rappresentato molto in sequenza, semplice, spogliata di ogni ornamento, e essenziale per loro molto semplice, spogliata di ogni ornamento, e essenziale, e grande Caro Diario (1993): i cinque minuti di film di puro inaspettato, sorprendente e ipnotico (questo contribuisce all’ottima musica di Keith Jarrett), in cui la fotocamera è semplicemente seguire Moretti a bordo della sua Vespa fino a quando non raggiunge l’angolo della spiaggia di Ostia, dove il corpo del poeta stata massacrata dopo diversi knock-down con la propria auto. Una volta lì, c’è solo il silenzio prima abbandonata, triste e vergognoso monumento (ristrutturata), basta ricordare il suo disagio e insostituibile figura.La scena è molto significativa in un tipo di cinema che propone Moretti, esperto di approccio a tutto, l’assoluto, con il minimo di elementi, e l’abbigliamento della semplicità e leggerezza a profonde riflessioni sul proprio posto nel mondo. Ci saranno quelli che si vedono solo in Costosi Giornale e la premium sorella, aprile (1998) un tempo meraviglioso e imperdonabile che ci annoia con gli eventi della propria esistenza, ma se si riesce a ottenere in loro, si è scoperto che lo Scooter Moretti potrebbe anche essere la nave di Ulisse che ci prende tutti per la vita. Cannes consacrarlo al direttore nel 2001, assegnare a lui la Palma d’Oro per La stanza del figlio, un ottimo dramma di fantascienza, ma io personalmente preferisco il tono autobiografico, ironico, divertente, apparentemente erratico e semidocumental degli altri due film. Quanto è difficile, per ottenere così tanto con così poco.

Film politico

film politico
L’omicidio di Pasolini è uno dei tanti episodi terribili “anni di piombo” in italiano, che raw periodo della fine degli anni sessanta ai primi anni ottanta, segnato da livelli intollerabili di agitazione politica, la tensione e la nazionale di terrorismo selvatici che hai fornito per la nazionale di cinematografia di alcuni capolavori del cinema impegnato nel sociale e di denuncia. Mettere chiaramente: in Italia la grande film politico è semplicemente su un altro livello, e ti sforzi di Oliver Stone, spostamento in piccoli lavori amatoriali. Per fortuna è un film che rimane in vita, e due importanti opere recenti, a testimonianza di questo: Il Divo (2008) di Paolo Sorrentino, è di circa l’impossibile figura di Giulio Andreotti (interpretato da Toni Servillo al di là di lode) il solo modo possibile: una farsa grottesca. In termini di Gomorra (Matteo Garrone, 2008), è il più grezzo, devastante e desmitificador approccio dei film più noto problema dell’Italia. Entrambi i film sono eredi di una tradizione che ha il suo periodo di massimo splendore negli anni sessanta e settanta con la peliculones di registi come Francesco Rosi (Salvatore Giuliano, Il caso Mattei di testa), o Elio Petri, autore del più insolito, stravagante e disagio storia di Potere, con le lettere maiuscole: l’indefinibile Indagine su un cittadino libero da ogni sospetto (1970). In alcuni di questi e di altri capolavori del periodo emerge la figura di un attore di energia, di origine vulcanica, irresistibile e irrinunciabile: il grande Gian Maria Volontè.

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Cinema italiano: filmografia incompleta

 

Cinema italiano
Io sono in Italia per motivi personali, e il mese scorso sono stato a Roma, dove, dopo la lettura allarmati dal crescente segni che anticipano la chiusura di Cinecittà, ha colto l’occasione per visitare, alla fine del leggendario film studios di Via Tuscolana. Sicuramente non era una buona idea: c’è un museo molto carino ma piccolo e incompleto conto della storia del luogo. Potete anche visitare il mitico teatro 5 di Fellini e i grandi insiemi, uno dei quali conserva ancora un pezzo di strada utilizzata da Martin Scorsesedurante le riprese di ” Gangs of New York. Ma il luogo trasmette, sì, una certa malinconia splendore dimenticato, appassimento, ancora foto di smarrimento di un sogno, di relativo abbandono, che porta all’inevitabile rottura dei capi account senza speranza periodi principali del cinema italiano. Ma poi di nuovo uno per il centro di Roma, e si vede che il grande cinema italiano potrebbe essere morta per il film, ma sopravvive in strada. 

Se il cinema italiano abbiamo semplicemente offrire questo capolavoro ci sono ragioni per aspettarsi il prossimo. Siamo quindi ottimisti e continuare ad alimentare le speranze di l’unico modo possibile, con la revisione di film italiani di antico e moderno, con la passione e l’ammirazione che l’argomento merita. Dimenticate per un attimo il decadimento di Cinecittà. Alla fine, non tutto ciò che è stato fatto lì. Sapete, per esempio, che alcuni dei film italiani più popolari sono stati girati in Almería:

Dario Argento, Bernardo Bertolucci, la meglio gioventù

Bernardo Bertolucci

Argento è, se vogliamo, di John Carpenter in italiano, anche se, al contrario (“Falegname è Argento americano”) ci sono anche la pena. Entrambi hanno coltivato un tipo di film male chiamato “serie B”, la fine di questo che porta ad un senso dispregiativo che questo non è il caso. Beh, a volte sì (l’ultimo film di Argento sono più che meritato), ma non quando l’Argento o il Carpentiere arrotolato con la passione di un malato di celluloide che solo vede il mondo attraverso la sua macchina fotografica. Il decennio degli anni settanta è stato il miglior periodo della carriera di Argento, quando tali opere come Suspiria e, soprattutto, il suo film più noti (Profondo Rosso, Rosso scuro in Spagna) prodotta dalla frenesia creatore di un regista ossessionato con il giallo , horror gotico, De Quincey, il Martello e tutto ciò che volete. A me l’Argento che ho acquisito che lo sforzo per ricreare una scena chiave da Profondo Rosso, il celebre dipinto di Edward Hopper Nighthawks (1942). Maggiori info qui.

Sergio Leone

Sergio Leone
Figlio di un regista e un’attrice di film e indurito come un regista di seconda unità in diversi blockbuster di Hollywood, girato a Cinecittà (uno vuole smettere di parlare di studi, ma ora si vede che è difficile) di Sergio Leone imparato il mestiere del regista fin dalla tenera età. Dopo aver notato di lavoro in diversi film romani decisero che la loro era quello di demistificare i codici della sua amata western americano, iniettando con una goccia di surrealismo, un’altra farsa, un tocco di commedia e un po ‘ di sinvergonzonería attraverso personaggi astuzia e invincibile, e ladri di scimpanzé che sempre ottenere la loro strada. Niente di più coerente con il genere che Leone era sul punto di stabilire che l’indebitamento senza autorizzazione una storia di altri (Yojimbo, Akira Kurosawa) trasmesso dal Giappone medievale nel deserto di Almeria: Per un pugno di dollari (1964) gli è valso Leone è stata una querela dal maestro giapponese, ma nonostante la sconfitta in tribunale il manager italiano anche andato fuori con i suoi spaghetti western, il mondo successo e l’apoteosi della farsa, è nato coerentemente come pura farsa. Il pubblico ha preso nota e ha risposto con entusiasmo, si celebra anche la nascita di un mito chiamato Clint Eastwood. Sapete già: Leone chiudere la sua famosa trilogia del dollaro con due film per la universal, La morte aveva un prezzo (1965) e il buono, il brutto e il cattivo (1966), gioiosa deliri di close-ups, un lutto, stridente, a metà volte estesa all’infinito e colonne sonore di indimenticabili: se Fellini avesse Nino Rota, Leone è mai rotto perché di Ennio Morricone.

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Cinema Italiano: la filmografia di incompleto

Cinema italiano
Mi piacerebbe dire qualcosa di magnifico, La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, il film che stiamo andando il modo di consumare e di usura a base di lode, ma come altri hanno fatto qui. Dichiaratamente bene. Così vi propongo un altro: un sano esercizio di memoria storica, una retrospettiva informale per l’imponente patrimonio del cinema italiano dagli anni quaranta a questa parte, una lista di film che, se non avete visto, mi fai un foro in uno scaffale o in default (che cosa hai intenzione di fare, così è il mondo) sul disco rigido tra il juegotronos, terre, e gli altri con valori di manufatti di sessanta ore di durata.

Perché si pensa che non sessanta, ma in due ore si può vedere uno di questi capolavori, cerraditas, completo, perfetto e in italiano, questo inebriante linguaggio musicale di fonemi che ondeggiano nel vento. Diamo quindi un’occhiata a questo: quasi inesauribile peliculones e altri intoccabile opere del museo in Italia si è verificato in diversi decenni gloriosi, e, in misura minore, e si continua a occasionali lampi di genio innegabile. Ci sono molti ben noti film, ma non si vede, da una gran parte della generazione nata negli anni settanta e gli anni ottanta, o almeno a me sembra, che ci ando. La precedente generazione di modificare sa bene che c’era una volta il cinema italiano ha lavorato come un metronomo di una buona parte della cinematografia dell’europa e del mondo, copaba il festival internazionali e ha dato vita ad un roster di stelle, un intero sistema stellare alternativa. Negli anni settanta e ottanta, il settore è andato in crisi, e la luce cominciava a svanire, anche se da allora ci sono occasionali sporadici colpi di spazzola di talento così comune in un paese che è abituato a dare vita ad artisti di grande freddo tra il caos di secoli fa, senza troppo sforzo e senza sudore.

Artisti

artisti

Fa parte della facile congenita dell’Italia, paese che esercita un’attrazione irresistibile per evocare un momento di bellezza e di confusione, il sublime e il despiporre, l’intelligenza e la pillería (furbizia nazionale), la tragedia e la despelote. Il peso dei secoli si manifesta nelle piazze, nelle chiese, o i ristoranti che ci porterà in un’estasi di trascendente, mentre la tv sputa ballerini con le palle, cantando canzoni banali. È parte del fascino, e non merita di essere preso come uno scherzo o di luce: è la permanente di gioco degli italiani con il mondo, questo scambio è che, mentre si perde tempo a ridere negli ultimi bobada Berlusconi si pensa ad un’altra cosa lucido a vendere per il pianeta.

Gli italiani sanno che sono possessori di talento e buon gusto, ma vantarsi di prima che il mondo è perdere tempo per sfruttare e godere. Che è perché non è comune vedere gli italiani a tirare fuori il petto, per esempio, la sua straordinaria del patrimonio cinematografico. Infatti, la permanente contraddizione di una nazionale che è anche la bandiera del paese ha portato ad una generazione di italiani di interiorizzare al punto che l’eredità che ci sono anche molti nati tra gli anni settanta e ottanta, diamo per scontato questo tesoro, del talento e della nazionale non è stato abbastanza buono per ottenere vicino a tanti grandi film. Parliamo quindi un po ‘di loro, senza la pretesa di dare lezioni a chi non ha necessità o bisogno, ma solo per farci divertire per un po’.

Rossellini, Visconti, De Sica

Rossellini, Visconti, De Sica
Nel 1937, Benito Mussolini inaugura Cinecittà, i leggendari studios di Roma, in pieno rapimento megalomane fascista: non lesinare in metri quadrati, dei mezzi tecnici né di personale qualificato. Ma il primo grande lotto di talento nel cinema italiano non emergono dagli studi, ma dalle sue rovine: abbiamo già detto che l’Italia è un paese di contraddizioni. Il saccheggio a cui è stato sottoposto Cinecittà dalle truppe naziste, uniti per i danni causati dai bombardamenti alleati, avrebbe costretto un intero gruppo di amministratori per ottenere le loro macchine fotografiche per strada, dove non si trovano molto meno materiale per la commedia: migliaia di civili morti di fame che strisciano sopra la devastato le città italiane. La necessità e la mancanza di mezzi, nasce un movimento rivoluzionario. Nato il neorealismo: attori non professionisti scelti tra i devastato i cittadini e i conflitti più drammatici estratto direttamente dal raw di vita reale per delineare un nuovo cinema radicalmente opposto a quello di Hollywood, dove molti assistono così stupiti di ciò che arriva dall’Italia.

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